Le traduzioni che hanno cambiato la storia

La storia può studiare l’uomo e le sue relazioni. Le traduzioni svolgono un ruolo fondamentale. Ecco alcuni esempi che hanno cambiato la storia!
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Le traduzioni hanno cambiato la storia e il suo corso, perché basta anche solo una parola male interpretata, mal udita o letta a modificare i fatti. Per questo quando si fa analisi storica è bene considerare con attenzione i termini e la loro corretta interpretazione e traduzione a partire dalle fonti.

La metodologia di indagine storica si articola in diverse fasi:

  • fase di ricerca → osservazione, raccolta dati e testimonianze, ordinamento, verifica, critica e analisi fonti;
  • fase di elaborazione → sintesi dei risultati.

All’interno di questa metodologia le traduzioni svolgono dunque un ruolo fondamentale. Un solo piccolo errore di interpretazione può portare a traduzioni sbagliate, compromettere le fonti e avviare una serie di errori a catena che alterano la percezione della storia.

Vediamo alcuni esempi di traduzioni che hanno cambiato la storia!

Le traduzioni arabe hanno salvato la filosofia greca dall’oblio

La scuola di Atene di Raffaello

Durante il medioevo gli unici centri di diffusione del sapere erano detenuti dalla Chiesa. In questo periodo si contano numerose censure nei testi che venivano tradotti dal greco al latino, perché ritenuti in contraddizione con il pensiero allora più diffuso. Certamente non si poteva parlare di quelle che oggi chiamiamo “traduzioni fedeli all’originale”.

Così, in Occidente era difficile reperire opere integrali di filosofia greca. A cambiare la situazione ci hanno pensato le traduzioni dei testi classici dei grandi pensatori rinascimentali e le traduzioni dei popoli arabi. Gli arabi infatti avevano pieno accesso alle fonti greche scritte ed erano riusciti a tradurre moltissime opere. In questo modo favorirono la diffusione del pensiero greco e non solo nel mondo arabo.

Uno dei punti d’incontro tra la cultura occidentale e quella araba, che ha permesso la diffusione in Europa dei testi arabi tradotti in latino, è la Spagna islamica. Un ruolo chiave nelle traduzioni arabe è stato svolto da Avicenna, grandissimo commentatore delle opere Aristoteliche.

L’ambiguità di traduzione e la bomba atomica: Mokusatsu

esplosione atomica in bianco e nero

Tra il 6 e il 9 agosto 1945 il governo degli Stati Uniti ha ritenuto necessario l’utilizzo di bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki: il loro scopo era terminare la guerra contro il Giappone. Ma era davvero inevitabile sganciare la bomba? Se eticamente è una palese domanda retorica, per trovare la risposta si potrebbe analizzare il contesto in cui la replica all’ultimatum americano da parte dei giapponesi è arrivata al governo di Truman.

La storia vuole che la risposta sia stata dedotta da un’intervista al Primo Ministro giapponese, Kantaro Suzuki. Quando a Kantaro fu chiesto quale fosse la reazione del suo governo alla richiesta di resa del Giappone da parte degli Alleati la risposta fu: “Mokusatsu”. Il termine esprime la volontà di “astenersi da qualunque commento al momento”. Un termine dai molteplici significati: può voler dire “No comment” o “non degno di attenzione”.

Nel primo caso ci sarebbe stato uno spazio di manovra per raggiungere un accordo. Ma la stampa internazionale optò per il secondo significato. Fu da questa traduzione che si arrivò alla soluzione violenta.

Ovviamente con i “se” e con i “ma” non si fa la storia, e questa vicenda non è di certo l’unica e sola causa che ha portato al lancio della bomba atomica, ma se corrisponde alla realtà, allora una traduzione “superficiale” ha contribuito, se così si può dire, al succedersi degli eventi come oggi li conosciamo.

Il bombardamento del Monastero: dov’è l’abate? È ancora nel chiostro?

telefono da campo di battaglia

Durante la seconda guerra mondiale, gli Alleati sono sbarcati nella costa a sud di Roma. Nel Cassinate si sono trovati ad affrontare la linea tedesca Gustav, asserragliata sulla collina di Montecassino, dove si trovava anche un monastero benedettino.

Il comando tedesco però non poteva installare truppe o armi nel monastero, avendo stipulato un accordo con il Papa. Questo accordo è stato pienamente rispettato, ma nonostante ciò il Monastero è stato bombardato.

Com’è potuto accadere? Ecco come una traduzione ha cambiato la storia!

La situazione sul campo di battaglia si faceva sempre più dura per gli Alleati, i quali cominciavano a pensare sempre più seriamente di bombardare il monastero, convinti che all’interno ci fosse la cabina di regia tedesca. L’opinione pubblica americana era a favore del bombardamento, era infatti ampiamente condiviso il pensiero che anche una sola vita americana valesse di più di qualunque edificio storico.

Così, durante un’intercettazione radio, è capitato agli Alleati di ascoltare il messaggio in lingua tedesca “Wo ist der Abt? Ist er noch im Kloster?”, cioè “Dov’è l’abate? È ancora nel chiostro?” A questa domanda segue la risposta: “Ja, im Kloster mit den Mönchen”, cioè “Sì, nel chiostro con i monaci”.

Pare però che la domanda non sia stata tradotta correttamente e che “Abt” sia stato mal interpretato come abbreviazione di “Abteilung”, il battaglione, anziché come “der Abt”, l’abate.

Proprio dopo questa risposta, il 15 febbraio 1944 è stato lanciato l’attacco che ha raso al suolo il Monastero di Montecassino.

Il segreto del successo di Cortés: La Malinche

schizzo che rappresenta Cortés

Tra i conquistadores del Nuovo Mondo, un posto di rilievo è certamente riservato a Hernán Cortés, condottiero che conquista il regno azteco, obiettivo che raggiunse grazie alla sua capacità di saper cogliere e interpretare i segni.

Abile nella comunicazione orizzontale “uomo-uomo”, aiutato in ciò da una ragazza indigena detta “La Malinche”, riesce a dominare e a comprendere il mondo degli aztechi, basato sulla superstizione e sulla comunicazione verticale “uomo-dio”.

Come sostiene Tzvetan Todorov ne «La conquista dell’america. Il problema dell’altro», l’estraneità tra aztechi e spagnoli era fortissima, i primi arrivano ad idealizzare i secondi come divinità e inconsapevolmente aprono loro le porte per la conquista. L’incontro tra Moctezuma e Cortés, la popolazione indigena e gli spagnoli, è soprattutto un incontro umano: è probabilmente per questo che a riportare la vittoria furono gli esperti conoscitori della comunicazione “uomo-uomo” .

Ma il segreto che permise a Cortés di comunicare con altrettanto successo in una lingua non sua fu proprio La Malinche, l’interprete in grado di parlare la lingua nahuatl e la lingua maya, oltre allo spagnolo.

Sicuramente le sue traduzioni hanno cambiato la storia del mondo.

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